10 febbraio 2006

Torino 2006: Google Maps aggiornate per le Olimpiadi

Torino 2006Non so se ve ne siete accorti, ma da alcuni giorni, Torino è stata mappata dai vari Google Maps e Google Earth, chiaramente come tributo alla città piemontese, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006.


Se volete fare un giro per il villaggio olimpico o per l'intera citta', non vi rimane che accedere alle mappe satellitari di Torino via Google Maps

Qui invece le immagini via Google Earth

Di seguito una piccola anticipazione di come appare il villaggio olimpico e il relativo ponte visto dall'alto:

villaggio olimpico di Torino

07 febbraio 2006

Google punisce BMW e declassa il sito

BMWNella blogosfera americana non si parla d'altro: il sito del celebre costruttore tedesco avrebbe manipolato la propria home page per aumentare i propri indici di popolarità. BigG non ha apprezzato. Presto toccherà a Ricoh.

Il sito tedesco di BMW è stato oggetto di una clamorosa "bannatura" da parte di Google dovuta al fatto che avrebbe artificiosamente operato per tentare di migliorare la propria popolarità, lavorando per far crescere il proprio ranking. Una manovra che avrebbe consentito al sito di essere posizionato con maggiore visibilità sulle pagine del motore di ricerca.

Risultato: Google ha "declassato" a ranking 0 il sito tedesco di BMW. Cercando "BMW Germany", infatti, laddove come primo risultato si otteneva fino a pochi giorni fa l'indicazione di BMW.de, si ottiene invece il più generico BMW.com.

La colpa di BMW, come riportano in queste ore numerosi blogger internazionali e tedeschi, è stata quella di anteporre alla home page del portale tedesco un'altra pagina, una pagina di ingresso ricolma di parole chiave utili a guadagnare il migliore posizionamento su Google, una pratica che sarebbe andata avanti per almeno due anni e che BMW ha bruscamente interrotto non appena nei giorni scorsi alcuni blogger avevano iniziato a parlarne.

Non è bastato: in nome dell'autenticità del proprio sistema di ricerca e per ribadire la "purezza" dei propri sistemi di indicizzazione, Google ha deciso la declassificazione, che si sta ora trasformando in un peso non da poco per l'immagine della celebre casa automobilistica tedesca. Sebbene non si tratti della prima volta che Google ricorre a questo genere di "condanna", il caso BMW è senz'altro il più vistoso fin qui reso pubblico.

Uno degli ingegneri di Google, il celebre Matt Cutts, sul suo blog spiega l'accaduto in un post dal titolo emblematico: Colpire con forza il webspam internazionale. "Ricordate il mio precedente post - scrive Cutts - sul fatto che Google avrebbe posto più attenzione sul webspam in altri paesi e lingue da quest'anno? Questa settimana il nostro team webspam ha continuato a lavorare su questo fronte rimuovendo Bmw.de dal nostro indice, e Ricoh.de sarà presto rimosso per ragioni simili".

Secondo Cutts, l'operato di BMW rappresenta una violazione delle linee guida sulla qualità varate da Google (disponibili qui). Perché Bmw.de possa rientrare negli indici di Google, spiega Cutts, l'azienda tedesca dovrà fornire maggiori dettagli su quella porta di ingresso oltreché assicurare che non ne farà più uso.

Per il momento da BMW non sono giunti commenti sull'accaduto. Ma sono in molti a sottolineare la pesantezza che per un produttore può avere oggi l'esclusione dagli indici di Google. Tutti si attendono quindi che il costruttore si adegui alle richieste di BigG e faccia richiesta per essere reintegrato. [via punto-informatico.it]

Excite Italia rinnova home page e canali tematici

excite italiaIl portale Excite Italia si rinnova e cambia il look della home page e dei canali tematici. La rivisitazione del layout grafico è stata voluta per introdurre e consentire l’utilizzo di nuovi formati pubblicitari in grado di rispondere alle più attuali richieste di mercato, oltre a prevedere un rinnovamento e arricchimento degli spazi editoriali.

Informazione, comunicazione e ricerca rimangono i cardini dell’offerta Excite ai propri utenti. Il restyling coinvolge anche i canali News, Musica, Motori, Spettacolo, Viaggi, Sport, Finanza, Giochi.

L’utente ha inoltre a disposizione la nuova MyExcite, una vera e propria home page su misura, che può essere arricchita e colorata con le grafiche e i contenuti resi disponibili da Excite. Per il 2006 è prevista la realizzazione di altre aree tematiche dedicate alle tecnologie, al lavoro e alle donne.

“Grazie ai nuovi format recentemente introdotti e alla capace e attenta attività svolta dalla nostra concessionaria pubblicitaria Tiscali Advertising, abbiamo registrato importanti incrementi nei dati di raccolta - ha affermato Mauro Arte, Marketing & Sales Manager di Excite Italia -.

Nel solo mese di gennaio, infatti, la vendita degli spazi è raddoppiata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per il 2006 ci poniamo come obiettivo una crescita complessiva del 30% in termini di fatturato rispetto al 2005; l’ottimo inizio d’anno e la conclusione di importanti accordi con aziende di rilievo quali eBay, Cepu, Meetic e altri ci rendono fiduciosi per il raggiungimento del target”. [via pubblicitaitalia]

06 febbraio 2006

Yahoo! e AOL pensano alle email a pagamento

Non è la prima volta che si sente parlare di email certificata.
Cory Doctorow ne sa sempre una più del diavolo, e questa volta ci confida che Yahoo! e AOL stanno pensando ad un servizio di invio email a pagamento, in grado di garantire la ricezione del messaggio.

Annunciato come sistema per combattere lo spam, in realtà non incide su questo fenomeno: in pratica questo nuovo servizio garantirebbe l'avvenuta ricezione di una email, facendo sparire quell'alone di mistero e insicurezza che molte persone vedono nello strumento della posta elettronica, avvicinandolo più alla classica "posta lumaca". Il prezzo per ogni ricezione avvenuta ammonterebbe a $0.0025.

Soprattutto sarà probabilmente un servizio come Goodmail, in grado di certificare la posta per evitare di cadere preda del phishing.
"Just as good as postal mail": se questo fosse lo slogan, in Italia non avrebbe sicuramente successo. [via downloadblog]

Skype e Google investono su Fon

Inarrestabile l'interesse di Google per il Wi-Fi. Stando a quanto riportato da gigaom.com, sembra che Google, Skype e Sequoia Capital abbiano investito 21,7 milioni di dollari su Fon, una società, fondata da Martin Varsavsky, che offre servizi wireless, o meglio:

FON is a Global Community of people who share WiFi. Share your WiFi broadband access at home/work and enjoy WiFi all over the world! FON, small cost, great benefit!

Comprensibile l'entusiasmo della società per questo sostegno, che non a caso titola sul suo blog: "A DREAM COME TRUE"...

03 febbraio 2006

Washington attacca Google, Yahoo! e Microsoft

censuraLa censura online in Cina arriva nei palazzi del potere americani. La commissione parlamentare sui diritti umani accusa le aziende occidentali piegatesi ai voleri di Pechino e le convoca a Washington. Ma nessuno si presenta.

Gli affari sono affari, negli Stati Uniti: in Cina possono essere anche guai seri, specialmente quando la corsa all'oro segue un percorso che calpesta i diritti umani. Il parlamento americano ha perciò condannato aspramente il comportamento di Microsoft, Google, Cisco e Yahoo!, colossi industriali accusati di essere scesi a compromessi con i diktat della Repubblica Popolare Cinese, patria della censura totale su Internet.

L'amministrazione di Washington ha accusato queste grandi multinazionali di avere anteposto il profitto al valore supremo della libertà d'espressione, cardine costituzionale degli Stati Uniti sin dalla Dichiarazione d'Indipendenza. "Il denaro vi ha fatto piegare alle pressioni di Pechino", accusa il deputato Tom Lantos. Le aziende in questione, convocate per un'udienza in parlamento, hanno clamorosamente snobbato l'invito. "Vi dovreste vergognare", ha rimproverato Lantos riferendosi ai grandi assenti, "perché con tutta la vostra influenza, il vostro potere e la vostra visibilità, non avete voluto intervenire in nessun modo per aiutare chi lotta per trasformare la Cina in un posto più umano". Poi aggiunge: "Questo comportamento ha causato molti incidenti e soprattutto molte polemiche internazionali".

Lantos, membro di spicco del parlamento, si riferisce naturalmente all'appoggio che Yahoo ha fornito alle autorità cinesi per catturare il giornalista dissidente Shi Tao, condannato a dieci anni di reclusione. Una mossa che frantumò la speranza di molti utenti Internet, convinti che la presenza dell'industria ITC americana in Cina avrebbe lentamente ammorbidito la morsa della censura statale sull'informazione online.Carolyn Bartholomew, a capo della commissione per le relazioni sinoamericane, ha voluto ribadire la gravità della situazione: "La Cina utilizza il più potente e sofisticato sistema di controllo dell'informazione mai costruito", sottolinea.

Il rischio, dice la Bartholomew, non è che Internet possa cambiare e democratizzare la Cina, quanto "la possibilità che la Cina possa cambiare il volto di Internet".
Il parlamento federale di Washington ha programmato un ulteriore incontro con le aziende coinvolte, previsto per il prossimo 15 febbraio. "Tre aziende su quattro hanno accettato di presentarsi anche se in modo informale, così avremo finalmente modo di conoscere quale tipo di tecnologie utilizzano in Cina ", ha dichiarato il parlamentare Chris Smith. Smith ha poi scherzato sull'uso di cookie per controllare i cittadini: "Ci sono per caso web cookie speciali che possono essere usati per tracciare i dissidenti?".

I responsabili dello scandalo cinese, ormai sulla strada per diventare una catastrofe istituzionale, non hanno tardato a far sentire la loro voce. I portavoce del gigante di Redmond dichiarano che "in veste di leader globali nella forniture di servizi Internet, siamo estremamente preoccupati dei fatti che hanno causato l'interessamento del governo statunitense".

Una soluzione definitiva alla crisi, in grado di soddisfare tutte le parti coinvolte, sembra tutto fuorché vicina. La software house fondata da Bill Gates spinge Washington ad "agire a livello diplomatico con Pechino", visto che "il problema è ben più grande rispetto al nostro raggio d'azione". Il re dei motori di ricerca, Google, vuole "maggiore dialogo con le istituzioni cinesi" ed un insieme di "regole condivise per chiunque voglia investire nell'informazione all'interno di quei paesi con regimi che controllano Internet".

Da Mountain View, inoltre, alcuni dirigenti fanno sapere che "la presenza di Google in Cina è sicuramente vantaggiosa per gli utenti locali, perché aspettiamo fiduciosi un lieto fine: alla lunga, potranno beneficiare dei tremendi effetti della libertà d'informazione offerta da Internet"."Al di là della considerazioni di carattere commerciale ed economico", si legge poi in un comunicato congiunto firmato dai portavoce di Yahoo e Microsoft, "i nostri servizi sono un beneficio per tutti gli utenti di lingua cinese nel mondo". "Senza dubbio", concludono, "i nostri concorrenti locali ed internazionali in Cina sarebbero molto felici di vederci andare via". Ma nessuno, ovviamente, parla del ritiro dalla Cina, dello stop a qualsiasi forma di connivenza con il regime di Pechino, come soluzione al problema. Il Dragone è un mostro troppo spaventoso per non essere coccolato dall'Occidente democratico. Come andrà a finire? [via punto-informatico.it]

di Tommaso Lombardi

02 febbraio 2006

Sergey Brin: podcast dal World Economic Forum

World Economic Forum a DavosProbabilmente Sergey Brin è l'ultima persona che ci si poteva aspettare di trovare al World Economic Forum di Davos, e ancor meno potevo immaginare che tale forum si fosse dotato di un blog, la cui search box è ovviamente powered by Google.

Inoltre, non solo Sergey Brin era presente a Davos, ma su Forumblog.org è possibile ascoltare il suo podcast in cui explains why he takes this time to participate to the Annual Meeting in Davos and comments Google's recent developments "trying to put everything on-line.